Cosa fare in caso di shock anafilattico

Cosa fare in caso di shock anafilattico

Punture di vespe, farmaci, alimenti: sono queste alcune delle cause più diffuse di shock anafilattico (o anafilassi), la più grave tra le reazioni allergiche che, se non affrontata tempestivamente, può anche essere letale. In questo articolo, esploreremo cosa fare in caso di shock anafilattico, i segnali d’allarme da riconoscere e le misure preventive da adottare.

Cos’è lo shock anafilattico?

Si parla di shock anafilattico (o anafilassi) quando la crisi allergica, a esordio improvviso, coinvolge in pochi minuti tutti gli organi e rischia di portare a un arresto cardio-respiratorio. Il sistema immunitario rilascia una serie di sostanze chimiche che provocano un abbassamento improvviso della pressione sanguigna e una restrizione delle vie respiratorie con blocco della respirazione. Per scatenare la reazione possono infatti bastare tracce dell’allergene. Trai i più comuni troviamo:

  • Alimenti: arachidi, frutti di mare, latte, uova.
  • Farmaci: antibiotici come penicillina, analgesici.
  • Punture di insetti: api, vespe, calabroni.
  • Lattice: spesso presente in guanti e dispositivi medici.

Come riconoscere l’anafilassi?

È fondamentale riconoscere i sintomi dello shock anafilattico, che si manifestano in vari modi. La difficoltà respiratoria, spesso causata dal gonfiore delle vie aeree, è uno dei segnali più allarmanti. Possono comparire orticaria e prurito diffuso, insieme a gonfiore localizzato su viso, labbra e lingua. Un altro sintomo importante è l’abbassamento della pressione sanguigna, che può portare a svenimenti. Il battito cardiaco può diventare irregolare o accelerato, mentre a livello gastrointestinale si possono verificare nausea, vomito e diarrea. Non è raro, infine, che il paziente avverta una forte sensazione di morte imminente.

Cosa fare in caso di shock anafilattico?

L’adrenalina è l’unico farmaco in grado di far regredire lo shock anafilattico e salvare la vita della persona. Per questo motivo, data la rapida insorgenza della reazione anafilattica e la sua estrema gravità, è importante che chi è consapevole di avere allergie gravi porti sempre con sé questo farmaco. L’adrenalina viene venduta in forma auto-iniettabile: una “penna” con una punta in cui è presente un ago che premuto contro la coscia inietta istantaneamente una singola dose controllata di farmaco. A seguito della somministrazione di adrenalina la persona deve essere portata in Pronto Soccorso, dove verrà tenuto sotto controllo. Qualora la persona non avesse con sé l’adrenalina bisogna chiamare immediatamente il 118. Nell’attesa dei soccorsi se il paziente è cosciente bisogna farlo sdraiare con le gambe sollevate per migliorare la circolazione. In caso di difficoltà respiratoria, mantenere una posizione semi-seduta.

Quando rivolgersi all’allergologo?

Lo shock anafilattico può presentarsi immediatamente (da pochi minuti fino a 2 ore) a seguito del contatto o assunzione di una sostanza a cui la persona è allergica. Campanelli di allarme che possono far sospettare si sia a rischio di reazioni allergiche severe, sono episodi di orticaria, difficoltà a respirare
e malessere ad esempio dopo un pasto, assunzione di un farmaco, puntura d’insetto. In questi casi è necessario confrontarsi con lo specialista allergologo per effettuare un percorso di diagnosi allergologica, che potrà comprendere esami del sangue, test cutanei e altri test allergologici. In base al risultato degli esami e dopo aver considerato la storia clinica del paziente, lo specialista allergologo potrà individuare una causa dell’allergia, valutare il possibile rischio di reazioni allergiche future e l’eventuale necessità di prescrivere l’adrenalina.

Lo shock anafilattico è un’emergenza medica che richiede un intervento rapido. Riconoscere i sintomi, agire rapidamente con l’adrenalina e chiamare i soccorsi può fare la differenza. La prevenzione è altrettanto importante: una gestione attenta può ridurre significativamente il rischio di future reazioni. Se hai già avuto un episodio di anafilassi o sospetti di essere a rischio, prenota una visita specialistica con il dr. Papia per ricevere le giuste indicazioni su come prevenire e gestire situazioni di emergenza.

Prurito quando possiamo parlare di allergia

Prurito: quando possiamo parlare di allergia?

Il prurito è uno dei sintomi più comuni e fastidiosi che possiamo sperimentare nella nostra vita. È una sensazione irritante che ci spinge a grattarci, spesso in modo involontario, per cercare sollievo. Ma quando il prurito può essere indicativo di una reazione allergica? E quando invece è causato da altre condizioni? In questo articolo, cercheremo di capire in quali casi il prurito può essere un segnale di allergia e come distinguere una reazione allergica dalle altre cause.

Perché si manifesta il prurito?

Il prurito è un meccanismo di difesa del corpo che avvisa di un potenziale pericolo o irritazione. Può essere localizzato (in una zona specifica) o diffuso su tutto il corpo. Le cause del prurito possono essere molteplici: irritazioni cutanee, punture di insetti, infezioni, malattie della pelle come la psoriasi o l’eczema, ma anche reazioni a determinati farmaci o sostanze chimiche. Tuttavia, quando è persistente e associato ad altri sintomi, è opportuno considerare anche l’ipotesi di una reazione allergica.

Quando si tratta di allergia?

Il prurito può essere uno dei sintomi principali di una reazione allergica cutanea o sistemica. L’allergia è una reazione del sistema immunitario a sostanze che normalmente sono innocue, come polline, acari della polvere, peli di animali o alimenti. Quando il corpo identifica erroneamente queste sostanze come una minaccia, rilascia istamina e altri mediatori chimici, scatenando una serie di sintomi, tra cui il prurito. Ecco alcune condizioni allergiche che possono causarlo:

  • Orticaria: si manifesta con la comparsa di ponfi rossi e pruriginosi sulla pelle. L’orticaria può essere causata da allergeni alimentari, farmaci, punture di insetti o anche da fattori fisici come il freddo o il caldo.
  • Dermatite allergica da contatto: il prurito in questo caso è causato dal contatto diretto della pelle con una sostanza allergenica, come profumi, nichel, lattice o alcuni cosmetici. La pelle può diventare rossa, gonfiare e coprirsi di pomfi.
  • Dermatite atopica (eczema): è una condizione cronica che colpisce soprattutto i bambini. Il prurito è intenso e spesso si associa a secchezza cutanea, arrossamento e desquamazione.
  • Reazioni allergiche ad alimenti: alcuni cibi possono provocare prurito sia in bocca che su altre parti del corpo. In alcuni casi, può verificarsi anche gonfiore delle labbra, della gola o reazioni più gravi, come lo shock anafilattico.
  • Allergie respiratorie: anche se il sintomo principale delle allergie respiratorie, come la rinite allergica o l’asma, è legato a difficoltà respiratorie, il prurito può comparire a livello del naso, della gola e degli occhi.

Come distinguere il prurito allergico da altre cause?

Non tutto il prurito è causato da un’allergia, e spesso è difficile distinguere la sua origine. Tuttavia, esistono alcuni segnali che possono indicare una natura allergica. Il prurito allergico tende a comparire improvvisamente, subito dopo il contatto con l’allergene, come nel caso di un alimento o di una pianta. Inoltre, è spesso accompagnato da altri sintomi, come gonfiore, rossore, eruzioni cutanee o persino difficoltà respiratorie. Un altro indicatore può essere la stagionalità del prurito, che in alcuni casi si manifesta solo in determinate stagioni, come accade con le allergie ai pollini. Infine, se il prurito persiste a lungo senza cause apparenti, è consigliabile consultare uno specialista per escludere non solo un’allergia, ma anche eventuali malattie sistemiche, come problemi epatici o renali, che possono causare prurito diffuso.

Quando rivolgersi a un allergologo?

Se il prurito è persistente, associato a gonfiore, difficoltà respiratorie, orticaria o altri sintomi sospetti di allergia, è fondamentale rivolgersi a un allergologo per una diagnosi precisa. Attraverso test specifici, come i test cutanei o la ricerca degli anticorpi nel sangue, l’allergologo può identificare gli allergeni responsabili e suggerire il trattamento più adatto.

Come trattare il prurito allergico?

Il trattamento del prurito dipende dalla causa scatenante e può variare da persona a persona. Gli antistaminici sono spesso utilizzati per alleviare il prurito associato a reazioni allergiche, poiché bloccano l’effetto dell’istamina, la sostanza chimica rilasciata durante una reazione allergica. Nei casi di dermatiti o infiammazioni cutanee, l’uso di corticosteroidi sotto forma di crema a base di cortisone può essere efficace nel ridurre l’infiammazione e alleviare il prurito. Per chi soffre di pelle secca o dermatite atopica, emollienti e creme idratanti sono fondamentali per mantenere la pelle idratata e prevenire l’irritazione.

Non ignorare il prurito! Il prurito può essere il segnale di molte condizioni, alcune delle quali di natura allergica. Se si sospetta un’origine allergica, è importante non trascurare il problema.
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Allergia, intolleranza o colon irritabile

Allergia, intolleranza o colon irritabile? Facciamo il punto

Il cambio di stagione si fa sentire? Problemi di digestione, mal di pancia o gonfiore addominale. Attenzione a non sottovalutare le cause. Oggi sono sempre di più le persone che soffrono di una o più intolleranze alimentari, allergie o sindrome del colon irritabile. Sebbene i sintomi siano sovrapponibili, queste condizioni sono diverse tra loro, sia per cause che per trattamenti. È importante capire le differenze per intervenire in modo corretto e migliorare la qualità di vita del paziente. Vediamo di fare chiarezza.

Cos’è un’allergia alimentare?

L’allergia alimentare è una reazione del sistema immunitario ad una specifica proteina di un alimento, che viene denominata allergene. Nello specifico, il sistema immunitario identifica erroneamente come pericolosa tale proteina e la combatte rilasciando specifici anticorpi (le Immunoglobuline E o IgE), che a loro volta attivano il rilascio di numerose sostanze infiammatorie da parte del nostro organismo. Le reazioni allergiche possono essere immediate e, in alcuni casi, gravi. Tra i sintomi comuni ci sono:

  • eruzioni cutanee,
  • gonfiore delle labbra, della lingua o del viso,
  • difficoltà respiratorie
  • prurito
  • nausea o vomito.

Cosa differenzia le allergie dalle intolleranze alimentari?

L’intolleranza alimentare non coinvolge il sistema immunitario e non mette a rischio la vita. Si tratta di una difficoltà del nostro organismo a digerire o metabolizzare alcune sostanze presenti negli alimenti. A differenza dell’allergia, i sintomi dell’intolleranza si sviluppano più lentamente e sono spesso legati a problemi digestivi (gonfiore addominale, diarrea, flatulenza). Il sistema immunitario non viene coinvolto. Un tipico esempio è l’intolleranza al lattosio: le persone che ne sono affette producono una ridotta quantità di lattasi, l’enzima gastrico che serve a scomporre tale zucchero presente nel latte e nei suoi derivati.

Quali sono le cause della sindrome del colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile è un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale che coinvolge il colon e che si manifesta con sintomi gastrointestinali come dolori addominali ricorrenti, gonfiore e alterazioni dell’alvo (diarrea, stitichezza o alternanza delle due). Nonostante sia correlata all’alimentazione, la sindrome del colon irritabile non è causata da allergie o intolleranze. È una condizione cronica influenzata da fattori multipli, tra cui lo stress, la dieta e l’alterazione della motilità intestinale. Molti pazienti con sindrome del colon irritabile notano un peggioramento dei sintomi dopo aver consumato determinati alimenti, ma la reazione non è legata al sistema immunitario o a una mancanza enzimatica.

Come distinguere queste condizioni?

Distinguere tra allergia, intolleranza alimentare e sindrome del colon irritabile può essere difficile, perché i sintomi si sovrappongono in molti casi. Tuttavia, alcune differenze chiave possono aiutare:

  • velocità della reazione: le allergie si manifestano quasi immediatamente dopo l’esposizione all’alimento incriminato, mentre le intolleranze hanno sintomi ritardati.
  • tipo di sintomi: l’allergia tende a provocare sintomi respiratori e cutanei oltre a quelli gastrointestinali, mentre le intolleranze alimentari e il colon irritabile sono più strettamente legati a sintomi digestivi.
  • test diagnostici: per le allergie esistono test cutanei e del sangue specifici (come il test IgE), mentre per le intolleranze si utilizzano test di esclusione o misurazioni enzimatiche (ad esempio, il test del respiro per l’intolleranza al lattosio). La sindrome del colon irritabile è spesso diagnosticata per esclusione, basata sui sintomi e sull’assenza di altre patologie.

Come si effettua la diagnosi differenziale?

Il primo passo è quello di consultare uno specialista in allergologia. Fondamentale, al fine di poter maturare un ben preciso sospetto diagnostico e richiedere gli esami allergologici più indicati, è la raccolta della storia clinica del paziente, che, se eseguita con cura, sarà sufficiente ad effettuare una prima distinzione tra un’eventuale allergia o un’intolleranza alimentare. È importante conoscere con precisione quali sintomi il paziente abbia sviluppato, in quali circostanze (in particolare, quanto tempo dopo l’aver consumato il pasto) e con quale frequenza. Soprattutto, risulterà determinante conoscere dettagliatamente quali alimenti e/o bevande il paziente abbia assunto, risalendo, per quanto possibile, ai singoli ingredienti contenuti nelle pietanze.

Quali test fare?

Solo dopo aver effettuato un’accurata visita allergologica, lo specialista potrà richiedere gli opportuni esami diagnostici. Quello più frequentemente utilizzato è il prick test, un test cutaneo che consiste nel far penetrare nella pelle gocce di estratti degli allergeni sospetti, ed osservare l’eventuale reazione locale da essi provocati. Un test cutaneo analogo, che prevede però l’utilizzo di un piccolo campione dell’alimento ritenuto allergizzante, è il prick by prick. Il Rast test, invece, è un esame del sangue che permette di rilevare la concentrazione delle IgE specifiche per i suddetti allergeni alimentari. Mentre per le intolleranze alimentali gli unici test scientificamente dimostrabili sono quelle al glutine, al lattosio ed al fruttosio. Il breath test è l’unico esame che permette di diagnosticare accuratamente l’intolleranza al lattosio, e consiste nell’analisi dell’aria espirata dal paziente prima e dopo la somministrazione di una dose di lattosio. Quando lo zucchero del latte non viene digerito e inizia così la fermentazione si ha un’iper-produzione di idrogeno: se il test rivela che l’aria espirata è eccessivamente ricca di questo gas, significa che è presente l’intolleranza. Analogamente il breath test al fruttosio consente, con la stessa metodica, di verificarne l’intolleranza. In merito alla celiachia, la diagnosi viene formulata nel caso venga rilevata la presenza di specifici anticorpi nel sangue, e confermata con l’esofagogastroduodenoscopia. Per esclusione, infine, si arriva alla diagnosi della sindrome del colon irritabile.

Quando consultare un allergologo?

Se sospetti di avere un’intolleranza o un’allergia, è essenziale consultare un allergologo. Questo specialista sarà in grado di valutare i tuoi sintomi, eseguire i test appropriati e fornirti una diagnosi accurata. Una volta identificato il problema, l’allergologo può guidarti nella gestione della tua condizione, suggerendo modifiche alla dieta, trattamenti farmacologici o altre misure preventive.

Facciamo chiarezza! Anche se allergia, intolleranza alimentare e sindrome del colon irritabile possono presentare sintomi simili, sono condizioni molto diverse. Una diagnosi accurata, spesso supportata da esami specifici, è fondamentale per gestirle correttamente.
Se soffri di disturbi legati all’alimentazione, prenota una visita specialistica con il dr. Papia per chiarire la tua condizione ricevere il trattamento adeguato.

Allergie crociate cosa sono e come evitarle

Allergie crociate: cosa sono e come evitarle

Chi soffre di allergia ai pollini dovrebbe stare attento anche a quello che si porta in tavola. La pollinosi, infatti, in otto pazienti su cento, può essere scatenata anche da alcuni alimenti. Si tratta della cosiddetta cross-reattività. Nel momento in cui mangiamo principalmente frutta e verdura, il corpo scatena una risposta immunitaria anomala a causa di una reattività crociata tra le proteine presenti nei pollini e quelle presenti nei cibi.

Cosa sono le allergie crociate?

Le allergie crociate si verificano quando il sistema immunitario, già sensibilizzato a una specifica sostanza (un allergene), reagisce in modo simile a un’altra sostanza, solitamente appartenente a una diversa classe di allergeni. Questo accade perché le proteine presenti in questi allergeni possono avere una struttura molecolare simile, portando il sistema immunitario a confonderle e a reagire di conseguenza. Nel mondo vegetale ci sono alcune proteine, chiamate panallergeni, condivise tra pollini e frutta. Questo spiega perché, alcuni soggetti che soffrono di allergia al polline quando mangiano la frutta, possono avvertire prurito, formicolio e bruciore del cavo orale (Sindrome Orale Allergica). L’esempio più classico è la cross-reattività tra il polline della betulla e la mela. Ma non solo, spesso anche chi è allergico agli acari della polvere soffre di reazioni allergiche nei confronti di alcuni alimenti.

Quali sono i sintomi?

Le prime manifestazioni si riscontrano dopo pochi minuti dal contatto. I sintomi sono: prurito al palato,
gonfiore alle labbra, edema alla glottide. In generale si parla di Sindrome Orale Allergica, una situazione caratterizzata da irritazione del cavo orale. Meno spesso in chi è allergico al polline il consumo di alcuni alimenti vegetali può causare manifestazioni cutanee o disturbi respiratori (asma). Nei casi più gravi la reazione allergica può manifestarsi con uno shock anafilattico.

Quali sono le allergie crociate più diffuse?

L’esempio più classico è quello della cross-reattività tra il polline della betulla e la mela, ma questa reazione può avvenire anche con l’ingestione di altri frutti. Gli alimenti che possono causare la Sindrome Orale Allergica variano a seconda del tipo di allergia ai pollini. Alcuni esempi includono:

  • Pollini di betulla e ontano: albicocche, arachidi, banane, carote, ciliegie, fagioli, finocchio, fragola, lampone, kiwi, mandorla, mango, mele, melone, nespola, nocciola, noce, pomodoro, prezzemolo, pere, pesche, pistacchio, prugne, sedano, soia.
  • Pollini di artemisia e ambrosia: anguria, anice, banana, camomilla, carota, castagna, cetriolo, cicoria, coriandolo, cumino, finocchio, semi di girasole, mela, melone, prezzemolo, sedano, tarassaco, zucca, zucchine.
  • Pollini di graminacee: agrumi, albicocche, anguria, ciliegie, frumento, kiwi, mais, mandorle, orzo, melanzane, meloni, patate, pesche, pere, pomodori, prugne.
  • Pollini di parietaria: basilico, ciliegia, gelso, melone, ortica, piselli.

Come evitare le allergie crociate?

Se sospetti di soffrire di allergie crociate, la prima cosa da fare è consultare un allergologo. Attraverso test specifici, come i test cutanei o il dosaggio delle IgE specifiche, sarà possibile identificare gli allergeni responsabili e valutare il rischio di reazioni crociate. Una volta identificati gli allergeni, è importante seguire una dieta che eviti i cibi incriminati. Le proteine che causano la Sindrome Orale Allergica sono estremamente labili e facilmente denaturabili con il calore. Pertanto, questi soggetti lamentano fastidio prevalentemente quando mangiano la frutta fresca, molto meno con frutta e verdura cotta. Anche sbucciare la frutta può aiutare a ridurre i sintomi in quanto la maggior parte degli allergeni si trovano proprio nella buccia. Le proteine allergizzanti, oltre che dal calore, sono distrutte dalla digestione gastrica e pertanto, non venendo assorbite, non danno sintomi sistemici.

Come curare queste allergie?

Il consiglio migliore e più sicuro è quello di evitare gli alimenti che potrebbero scatenare una reazione orale allergica durante il periodo di pollinazione. Negli ultimi anni, tuttavia, è stata messa a punto una terapia di desensibilizzazione: l’immunoterapia specifica per il corrispettivo polline potrebbe ridurre anche i sintomi dell’allergia alimentare ad esso associata. Numerosi studi clinici indicano che effettuare una immunoterapia desensibilizzante allergene specifica può condurre ad un progressivo miglioramento dei sintomi, fino a poter permettere la reintroduzione degli alimenti nella dieta.

La prevenzione è la chiave per vivere meglio! Le allergie crociate rappresentano una sfida significativa per molte persone, ma con la giusta consapevolezza e un trattamento personalizzato, è possibile gestire e prevenire reazioni allergiche anche gravi.
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Dalla pollinosi alle punture di vespa tutte le allergie dell'estate

Dalla pollinosi alle punture di vespa: tutte le allergie dell’estate

È davvero il caso di dirlo: le allergie non vanno in vacanza perché nei mesi si assiste a un incremento delle reazioni allergiche. Oltre alle più diffuse allergie cutanee come l’orticaria o le allergie da contatto non vanno sottovalutate neppure quelle alimentari o da punture di insetti. Inoltre i cambiamenti climatici stanno modificato il periodo della pollinazione che ormai non è più limitato alla primavera. In questo esploreremo le diverse tipologie di allergie estive, i loro sintomi, le cause scatenanti e le migliori strategie per la loro gestione.

Pollinosi

Le patologie respiratorie come l’asma e la rinite migliorano durante l’estate, ma i cambiamenti climatici hanno inevitabilmente influenzato il calendario pollinico, inducendo un prolungamento della stagione pollinica anche nei mesi estivi, come per le graminacee. Il polline delle graminacee è microscopico e può essere trasportato dal vento per grandi distanze, rendendo difficile evitarne l’esposizione e provocando sintomi come starnuti, prurito nasale, congestione e lacrimazione degli occhi. Inoltre, nei mesi di luglio-settembre sono particolarmente diffusi i pollini delle composite, come ad esempio l’ambrosia, l’assenzio e l’artemisia che possono causare una riacutizzazione della sintomatologia.

Allergie respiratorie

Il clima caldo e umido favorisce la proliferazione della polvere e delle muffe. Gli acari della polvere si trovano abitualmente in ambienti interni e, se non vengono praticate misure di bonifica ambientale, possono infestare le case di villeggiatura. Questi microscopici aracnidi vivono nella polvere domestica e si nutrono di cellule di pelle morta, causando sintomi come rinite, eczema e asma. Le muffe sono spesso presenti in ambienti umidi come scantinati, bagni e piscine, ma anche in aree esterne con vegetazione in decomposizione, e se inalate causano sintomi respiratori come tosse, respiro sibilante e difficoltà respiratorie.

Orticaria

Pomfi, lesioni cutanee migranti eritemato-edematose e pruriginose: sono i sintomi dell’orticaria acuta, che affligge specialmente i bambini. Il motivo? La sudorazione, che aumenta il prurito, ma anche l’esposizione alla luce del sole, l’acqua salata e le temperature elevate, oltre all’applicazione di cosmetici solitamente usati nel periodo estivo. Nello specifico si parla di oli per capelli, creme o filtri solari, profumi.

Allergie da contatto

L’allergia da contatto è provocata, appunto, dal “contatto” con qualcosa che provoca irritazione. Tra i prodotti più comunemente incriminati ci sono, ad esempio, gli emulsionanti a base di cerca di lana, gli idratanti a base di urea, i prodotti ad alto contenuto di glicole di propilene, ma anche i profumi, prodotti che rilasciano formaldeide, ma anche alcuni prodotti naturali. È bene stare attenti anche alla composizione dei tessuti per l’abbigliamento, e pure ai tatuaggi (anche quelli temporanei all’henné).

Allergie da punture di insetto

Passando più ore all’aria aperta, aumentano anche le possibilità di punture di insetti. Dopo la puntura di imenottero (api, vespe e calabroni) possono verificarsi sintomi di diversa gravità. Le reazioni locali, e le cosiddette reazioni locali estese (cioè del diametro di almeno 10 cm e con durata superiore a 24 ore) sono generalmente di natura infiammatoria, e non di interesse allergologico. Al contrario le reazioni generalizzate sono spesso espressione di una sensibilizzazione allergica. Queste ultime hanno solitamente un esordio molto rapido e possono coinvolgere, oltre al distretto cutaneo, anche l’apparato gastrointestinale, quello respiratorio e quello circolatorio, provocando sintomi di varia gravità fino allo shock anafilattico.

Allergie alimentari

Con l’estate aumentano i rischi di allergie dovute al consumo di prodotti di stagione (dalle pesche alle albicocche) oppure a crudi di mare (crostacei e molluschi). In vacanza, soprattutto all’estero, è opportuno sapere con esattezza cosa si ordina per evitare possibili reazioni allergiche causate da alcuni ingredienti. Tra gli alimenti maggiormente coinvolti in questi tipi di allergie vi sono il latte, le uova, la soia, le arachidi, le nocciole, il pesce, i crostacei.

Non lasciare che le allergie rovinino la tua vacanza! Conoscere le principali allergie estive e adottare misure preventive può aiutare a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. Prima di partire per le vacanze è sempre bene consultare un allergologo per verificare di avere con sé tutte le terapie necessarie al corretto trattamento della propria allergia.
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Che cos’è la Sindrome orale allergica?

Che cos’è la Sindrome orale allergica?

Si chiama Sindrome orale allergica (SOA) ed è una condizione specifica che riunisce un insieme di sintomi differenti innescati dall’ingestione di particolari alimenti. In che modo? Nel momento in cui mangiamo principalmente frutta e verdura, il corpo scatena una risposta immunitaria anomala a causa di una reattività crociata tra le proteine presenti nei pollini e quelle presenti negli alimenti. In questo articolo esploreremo cosa provoca l’insorgenza di questa sindrome, quali alimenti sono i possibili responsabili e, infine, come riconoscerla e trattarla.

Quali sono le cause della sindrome orale allergica?

Tra i principali fattori di rischio per lo sviluppo di allergie alimentari riconosciamo il polline. Il polline, infatti, condivide alcune proteine in comune con alcuni alimenti, come frutta e verdura. Si tratta delle proteine del genere PR10, che concorrono alla difesa delle piante da insetti, condizioni ambientali sfavorevoli e infezioni. In particolare, i pazienti che in età pediatrica sono stati interessati da allergie respiratorie (per esempio betulla, pollini o graminacee) sono più a rischio di sviluppare in seguito allergie alimentari.

Cosa sono le allergie crociate?

Si tratta di reazioni allergiche provocate da sostanze apparentemente non correlate tra loro (più frequentemente, pollini ed alimenti di natura vegetale) che in realtà hanno in alcune proteine sensibilizzanti in comune. Il 70% delle persone allergiche ai pollini soffre di reazioni crociate con gli alimenti. Questo perché nel mondo vegetale esistono delle proteine, chiamate panallergeni, condivise da alcuni tipi di pollini e di frutta. Solitamente, questi pazienti, oltre a soffrire di allergia stagionale, avvertono prurito, formicolio e bruciore del cavo orale con l’ingestione di alcune varietà di frutta (Sindrome Orale Allergica).

Quali sono le allergie crociate più diffuse?

L’esempio più classico è quello della cross-reattività tra il polline della betulla e la mela, ma questa reazione può avvenire anche con l’ingestione di altri frutti. Gli alimenti che possono causare la SOA variano a seconda del tipo di allergia ai pollini. Alcuni esempi includono:

  • Pollini di betulla e ontano: albicocche, arachidi, banane, carote, ciliegie, fagioli, finocchio, fragola, lampone, kiwi, mandorla, mango, mele, melone, nespola, nocciola, noce, pomodoro, prezzemolo, pere, pesche, pistacchio, prugne, sedano, soia.
  • Pollini di artemisia e ambrosia: anguria, anice, banana, camomilla, carota, castagna, cetriolo, cicoria, coriandolo, cumino, finocchio, semi di girasole, mela, melone, prezzemolo, sedano, tarassaco, zucca, zucchine.
  • Pollini di graminacee: agrumi, albicocche, anguria, ciliegie, frumento, kiwi, mais, mandorle, orzo, melanzane, meloni, patate, pesche, pere, pomodori, prugne.
  • Pollini di parietaria: basilico, ciliegia, gelso, melone, ortica, piselli.

Quali sono i sintomi della sindrome orale allergica?

La Sindrome orale allergica è riconoscibile da sintomi allergici della cavità orale che comprendono edema (gonfiore) e prurito a lingua, labbra e gola. I sintomi della SOA tendono a manifestarsi pochi minuti dopo l’ingestione di determinati alimenti, a seguito dell’interazione tra le proteine degli alimenti e il sistema immunitario del paziente, tramite una reazione allergica IgE mediata.

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi di SOA viene solitamente fatta basandosi sulla storia clinica del paziente e può essere confermata tramite test allergologici, come il test cutaneo o il test del sangue per identificare specifici anticorpi IgE. ll prick test cutaneo è solitamente la prima indagine. Si esegue con lo scopo di effettuare uno screening preliminare della fonte delle reazioni allergiche. Consiste nell’applicazione di piccole quantità di allergeni sulle braccia e nel pungerle delicatamente con delle lancette sterili, osservando poi, nell’arco di 15-20 minuti, l’eventuale insorgenza di una piccola reazione cutanea (pomfo), che indica la sensibilizzazione verso l’allergene. La ricerca di IgE specifiche nel siero è chiaramente il metodo più semplice per ottenere una diagnosi ed è anche la più sicura per il paziente. I test sierologici possono essere eseguiti utilizzando estratti o molecole allergeniche purificate come reagenti. A differenza degli estratti, le molecole allergeniche rappresentano reagenti standardizzati in grado di fornire indicazioni sulla sensibilizzazione del paziente ai singoli allergeni. Questa conoscenza è di grande rilevanza nella gestione del paziente affetto da sindrome orale allergica. Infatti, l’identificazione di molecole allergeniche a cui il paziente è sensibilizzato contribuisce a prevedere la possibile allergenicità e reattività crociata con molecole omologhe contenute in altre fonti. Queste informazioni possono essere utilizzate per la valutazione del rischio di sviluppare reazioni più gravi.

Come trattare la Sindrome orale allergica?

Il modo migliore per trattare le allergie crociate è evitare l’ingestione degli alimenti sensibilizzanti, soprattutto durante il periodo di fioritura del polline. Tuttavia va sottolineato che le proteine che causano la Sindrome Orale Allergica sono estremamente labili e facilmente denaturabili con il calore; pertanto, i pazienti che ne sono affetti generalmente lamentano sintomi piuttosto blandi, e solo con l’ingestione del frutto fresco, molto più raramente con frutta e verdura cotta (marmellate, succhi di frutta, ecc.). Anche sbucciare il frutto può aiutare a ridurre i sintomi della SOA, in quanto la maggior quantità dell’allergene sensibilizzante si trova proprio nella buccia. Inoltre, le proteine che causano la SOA, oltre che dal calore, sono distrutte dalla digestione gastrica e di conseguenza, non venendo assorbite, non provocano sintomi sistemici. La sintomatologia della Sindrome Orale Allergica non prevede una terapia specifica, ma di solito l’assunzione di un antistaminico può determinarne la risoluzione. Più frequentemente, i sintomi scompaiono spontaneamente nel giro di 20-30 minuti. In alcuni casi, l’immunoterapia specifica per il corrispettivo polline potrebbe ridurre anche i sintomi dell’allergia alimentare ad esso associata. Numerosi studi clinici indicano che effettuare una immunoterapia desensibilizzante allergene specifica può condurre ad un progressivo miglioramento dei sintomi della SOA, fino a poter permettere la reintroduzione degli alimenti nella dieta.

Sospetti di avere la Sindrome Orale Allergica? Non aspettare! La diagnosi precoce è fondamentale. Un allergologo può eseguire test specifici per identificare le tue allergie alimentari e fornirti un piano di gestione personalizzato.
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Come gestire le allergie nei bambini

Come gestire le allergie nei bambini

Le allergie sono in aumento, soprattutto tra i più piccoli. Generalmente i sintomi sono controllabili, ma in alcuni casi, possono essere estremamente pericolosi e, per questo, vanno diagnosticate per tempo, in modo che i genitori siano in grado di gestirle al meglio. Ciò deve passare dall’individuazione, tramite i test allergologici, dell’allergene responsabile per intraprendere un adeguato percorso terapeutico con lo scopo di controllare i sintomi e consentire al piccolo paziente di vivere una vita normale, in mezzo ai suoi amici, facendo sport e trascorrendo giornate all’aria aperta.

Che cos’è un’allergia?

L’allergia è una risposta eccessiva da parte del sistema immunitario al contatto di una sostanza esterna (allergene) considerata come dannosa. Il primo passo per gestire le allergie nei bambini è identificare gli allergeni responsabili. Questo può richiedere l’aiuto di un allergologo o di un pediatra allergologo, che può utilizzare test cutanei o test del sangue per determinare le sostanze alle quali il bambino è allergico.

Quali sono i sintomi delle allergie nei bambini?

La dermatite atopica è generalmente la prima manifestazione dell’allergia. Nei soggetti geneticamente predisposti infatti può accadere che gli anticorpi contro determinati alimenti (i più frequenti sono uova e latte) si sviluppino presto anche se in alcuni casi non si presentano i sintomi dell’allergia. Questa sensibilizzazione in tenera età però può aumentare il rischio di una successiva sensibilizzazione ad altri allergeni. La precoce sensibilizzazione verso allergeni inalanti, acari della polvere in particolare, e l’esistenza di una familiarità positiva, aumentano la probabilità di sviluppare l’asma.

Quali sono le allergie più comuni nei bambini?

Le allergie nei bambini sono in aumento. Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità entro il 2025, oltre il 40% dei bambini avrà problemi di allergia. Le cause più comuni a scatenarle sono:

  • polline di alberi, piante e fiori;
  • acari della polvere;
  • punture di insetto;
  • peli di animali domestici;
  • muffe;
  • irritanti (fumo di sigaretta, profumo, gas di scarico dell’auto);
  • alimenti (arachidi, uova, latte e latticini).

Perché i bambini hanno le allergie?

Per capire se un bambino è allergico, un primo fattore da considerare è la predisposizione genetica: se uno o entrambi i genitori sono allergici, vi è una maggior possibilità per il bambino sviluppare allergie. Questo non significa che un bambino eredita una particolare allergia, ma può anche avere solo una predisposizione.

Quali sono i test per diagnosticare le allergie?

Per trovare la causa di un’allergia possono essere eseguiti diversi test cutanei per gli allergeni ambientali e alimentari più comuni, come:

  • Prick test: consiste nell’applicare sulla pelle (normalmente dell’avambraccio) una goccia dell’allergene che si vuole testare e poi pungere con una lancetta la pelle attraverso la goccia. Si tratta di una procedura indolore a cui si possono sottoporre con tranquillità anche i bambini. Se il soggetto è sensibilizzato in pochi minuti, nel punto dell’iniezione si produrrà un caratteristico pomfo (piccolo rigonfiamento).
  • Prick by prick: viene utilizzato nel caso delle allergie alimentari, e si basa sull’impiego diretto dell’alimento ritenuto allergizzante.
  • Patch test: consiste nell’applicare sulla pelle (solitamente la schiena) dei cerotti contenenti estratti allergizzanti.
  • Rast test o test di radio-allergo-assorbimento: esami del sangue per la ricerca di specifici anticorpi (le IgE, o immunoglobuline E).

Come gestire le allergie nei bambini?

Una volta identificati gli allergeni, è importante prendere misure per evitare il contatto con essi. A casa e negli altri ambienti frequentati dal bambino, prendere tutte quelle misure per ridurre al minimo il rischio di esposizione agli allergeni. Questo può includere tenere la casa pulita per ridurre la presenza di polvere e muffe, evitare il fumo di sigaretta in casa, non uscire nelle ore più calde della giornata e consultare i calendari pollinici. È importante educare il bambino sulla propria allergia e insegnargli come evitare gli allergeni. Questo può includere insegnare al bambino a leggere le etichette degli alimenti, a comunicare agli insegnanti e ai compagni di classe la propria allergia e a sapere quando e come utilizzare farmaci come l’autoiniettore di adrenalina in caso di emergenza.

Quali trattamenti per le allergie?

Non esiste una cura definitiva per le allergie, ma la maggior parte dei sintomi possono essere gestiti con farmaci preventivi o sintomatici. Nel caso di sintomi associati a shock anafilattico è invece necessario che il genitore pratichi un’iniezione di adrenalina al bambino, e si rechi immediatamente al pronto soccorso. Cardine del trattamento delle forme allergiche è la prevenzione, quando possibile, che si attua con l’allontanamento dell’allergene responsabile dei sintomi o evitando l’esposizione. Gli antistaminici ed i corticosteroidi invece sono farmaci sintomatici che devono essere somministrati in presenza dei sintomi. A questi farmaci si aggiungere l’immunoterapia allergene specifica con l’intento di stimolare una tolleranza immunitaria verso l’allergene responsabile. Ultimamente ai preparati da somministrare per via sottocutanea si sono aggiunti preparati in gocce orosolubili o sublinguali per auto somministrazione molto validi ed utili specialmente per i piccoli pazienti allergici.

Se tuo figlio soffre di allergie, non aspettare. Consulta un allergologo per identificare esattamente a cosa è allergico tuo figlio. Con un approccio informato puoi gestire le allergie del tuo bambino in modo sicuro ed efficace.
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Allergie in aumento: perché è importante l’immunoterapia specifica?

Allergie in aumento: perché è importante l’immunoterapia specifica?

È di nuovo tempo di allergie. Nelle persone che soffrono di allergia la primavera suscita emozioni spesso contrastanti: le giornate che si allungano, infatti, sono accompagnate da starnuti, prurito agli occhi e naso che gocciola. Nei giorni in cui la quantità di polline in circolazione è più alta, le allergie stagionali prendono le sembianze di un vero e proprio assalto, da parte del mondo esterno ma anche del nostro sistema immunitario. Il numero complessivo delle persone che soffrono allergia è in aumento: negli anni Sessanta le allergie colpivano il 5% della popolazione, nel 2025 arriveranno al 50%. In questo contesto, l’immunoterapia specifica si è dimostrata un’importante risorsa per gestire e trattare efficacemente le allergie.

Cosa scatena le allergie?

Le allergie sono scatenate dalla reazione eccessiva del sistema immunitario a sostanze normalmente innocue: gli allergeni. Gli allergeni possono essere presenti nell’ambiente esterno, come polline, muffe, peli di animali domestici e insetti, oppure possono essere presenti nell’ambiente interno, come acari della polvere, muffe e peli di animali. Inoltre, alcuni alimenti, farmaci e veleni di insetti possono anche agire come allergeni. Quando una persona allergica viene esposta a un allergene, il sistema immunitario reagisce producendo anticorpi chiamati immunoglobuline E (IgE). Questi anticorpi provocano il rilascio di sostanze chimiche, come l’istamina, che causano i sintomi allergici, tra cui prurito, starnuti, congestione nasale, eruzioni cutanee, difficoltà respiratorie e in casi gravi, reazioni allergiche sistemiche come lo shock anafilattico. Non tutti reagiscono allo stesso modo agli stessi allergeni e la gravità dei sintomi può variare da persona a persona. Inoltre, le allergie possono svilupparsi in qualsiasi momento durante la vita di una persona e possono essere influenzate da fattori genetici, ambientali e dello stile di vita.

Perché sono in aumento?

Il numero di chi soffre di allergia è destinato ad aumentare a causa del pericoloso mix di fattori: l’aumento delle temperature, l’inquinamento e la maggiore diffusione dei pollini nell’aria. Il surriscaldamento del pianeta ha anticipato il periodo di fioritura delle piante rispetto all’arrivo della primavera. Da questo dipende il fatto che i pollini si concentrano nell’aria per un arco di tempo ben più ampio: è quasi scontato che l’incidenza delle allergie sia maggiore. A ciò occorre aggiungere anche l’inquinamento. I particolati (Pm 2,5, Pm 1 e soprattutto Pm10) possono fungere da «vettore» per i pollini: in pratica le molecole allergeniche si legano alla superficie del particolato che poi le trasporta anche a distanze considerevoli rispetto al luogo dove erano state liberate. L’azione dello smog si combina così con quella degli allergeni peggiorandone le conseguenze e causando congiuntivite, raffreddori frequenti e prolungati nel tempo, ma anche asma e disturbi respiratori.

Cosa fare in caso di allergia?

Se i sintomi si manifestano per la prima volta e lasciano sospettare un’allergia è bene consultare uno specialista allergologo. Una corretta diagnosi è fondamentale per identificare la vera causa dell’allergia e studiare un trattamento mirato. La terapia è personalizzata e dipende dal quadro del paziente. In generale, per la rinite la terapia gold standard è rappresentata da farmaci steroidi topici come gli spray nasali. In alcuni casi si può usare una terapia topica combinata steroidea e antistaminica. Per le persone con allergie stagionali gravi o persistenti l’immunoterapia allergene specifica, nota anche come vaccino contro le allergie, può essere un’importante risorsa per gestire e trattare efficacemente le allergie.

Che cos’è l’immunoterapia allergene specifica?

L’immunoterapia allergene specifica è un trattamento utilizzato per ridurre la reattività del sistema immunitario agli allergeni, riducendo così i sintomi allergici e migliorando la qualità della vita dei pazienti affetti da allergie. Il trattamento coinvolge l’esposizione controllata e graduale agli allergeni responsabili delle reazioni allergiche. Questo viene fatto mediante somministrazione di dosi crescenti di allergeni, spesso sotto forma di iniezioni sottocutanee o gocce sublinguali, nel corso di un periodo di tempo che può variare da mesi a diversi anni, a seconda del protocollo di trattamento.

Come si somministra?

L’immunoterapia viene solitamente somministrata attraverso due principali modalità:

  • Iniezioni sottocutanee (SCIT – Subcutaneous Immunotherapy). Questa è la forma più tradizionale: viene somministrata tramite iniezioni sottocutanee di estratto allergenico diluito. Le iniezioni vengono somministrate regolarmente (generalmente una volta alla settimana o una volta ogni due settimane) per un periodo di tempo che può variare da diversi mesi a diversi anni, a seconda della risposta individuale del paziente.
  • Gocce sublinguali (SLIT – Sublingual Immunotherapy). Questa è una forma più recente di immunoterapia che coinvolge l’assunzione di estratto allergenico sotto forma gocce, che vengono tenute sotto la lingua per un periodo di tempo specifico. Questa modalità di somministrazione può essere più comoda per alcuni pazienti rispetto alle iniezioni sottocutanee, poiché può essere eseguita a casa senza la necessità di visite frequenti dal medico.

Quanto dura?

L’immunoterapia è un trattamento a lungo termine che può durare da diversi mesi a diversi anni. In generale, è importante seguire attentamente il piano di trattamento stabilito dal medico e partecipare regolarmente alle visite di follow-up per valutare la risposta al trattamento e apportare eventuali aggiustamenti necessari.

Perché è importante l’immunoterapia?

L’obiettivo dell’immunoterapia allergene specifica è quello di indurre una tolleranza immunologica agli allergeni, modificando la risposta del sistema immunitario in modo che non reagisca in modo eccessivo quando esposto agli allergeni stessi. Questo effetto è differente da quello dei più comuni farmaci sintomatici che vengono prescritti, ad esempio gli antistaminici e i corticosteroidi, che alleviano solo temporaneamente i sintomi dell’allergia nel momento in cui vengono assunti e che si ripresentano non appena cessato il loro effetto. In altri termini, questi farmaci non agiscono sulla causa della malattia allergica, ma solo sulle sue conseguenze. L’immunoterapia specifica, agendo sul meccanismo alla base di tale patologia, è in grado di modificare la storia naturale dell’allergica.

Siamo di fronte a una crescente sfida rappresentata dalle allergie, ma abbiamo a disposizione una risorsa potente: l’immunoterapia allergene specifica. È l’unica terapia che può portare a benefici duraturi, riducendo la gravità e la frequenza dei sintomi allergici e migliorando la qualità della vita complessiva del paziente.
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Allergie, le regole per vivere bene la stagione dei pollini

Allergie, le regole per vivere bene la stagione dei pollini

Chi è allergico lo sa: i pollini che circolano nell’aria, soprattutto in primavera, possono provocare una serie di sintomi, tra cui irritazione agli occhi, congestione nasale, starnuti, tosse persistente e in casi più rari asma bronchiale. Se questo quadro sintomatologico risultasse familiare, specie in questo periodo dell’anno, ci sono altissime probabilità di trovarci di fronte ad una allergia ai pollini (anche chiamata raffreddore da fieno o, più correttamente, rinite allergica), una condizione molto diffusa che colpisce fino al 20% della popolazione. Per affrontarla al meglio, è bene conoscere i sintomi, la durata e in che modo possono essere gestiti, alleviati e anche prevenuti.

1. Riconoscere i sintomi

I sintomi possono variare a seconda della quantità di polline a cui si è esposti e alla modalità di contatto con l’allergene che può essere per contatto diretto con la pelle o con le mucose di naso, occhi e vie aeree o che può essere inalato o ingerito. Quando il contatto interessa le vie aeree superiori e gli occhi, la reazione allergica può manifestarsi con rinite, starnuti continui, congestione nasale e congiuntivite con occhi arrossati che lacrimano. Quando viene, invece, colpita la cute, possono comparire dermatite e orticaria, accompagnate da un prurito intenso. Se a essere interessate sono le vie aeree inferiori, può insorgere asma con comparsa di broncospasmo, dispnea, sensazione di costrizione toracica e tosse.

2. Arrivare a una diagnosi

Il passaggio fondamentale è avere una diagnosi corretta della propria allergia, affidandosi a uno specialista, che permetta il controllo dei sintomi ad essa correlati impedendone l’evoluzione verso forme cliniche più gravi. I test allergologici sono efficaci per identificare le allergie stagionali e possono essere eseguiti sulla pelle, come il prick test, che prevede il posizionamento di alcune gocce di allergene purificato sulla superficie cutanea, oppure con un prelievo di sangue, come il dosaggio delle IgE specifiche per gli allergeni. La possibilità di individuare con test appropriati gli allergeni responsabili dell’allergia respiratoria consente allo specialista allergologo di predisporre una terapia personalizzata.

3. Mitigare i disagi

La regola base è quella di non entrare volontariamente in contatto con fiori o piante di cui si sa essere allergici. In casa come in ufficio è consigliato effettuare il ricambio di aria al mattino presto o alla sera tardi, quando la concentrazione di pollini nell’aria è inferiore e anche in questo caso è bene tenere le finestre chiuse nelle ore centrali della giornata. Meglio evitare di frequentare luoghi ad alta concentrazione di pollini come parchi e giardini e preferire gite al mare o in montagna piuttosto che in campagna. Evitare di uscire nelle ore centrali o più calde della giornata, in cui la concentrazione pollinica è maggiore, così come è bene evitare di restare all’aperto nei primi momenti di un temporale, poiché la pioggia facilita il rilascio di allergeni e pollini. È bene sforzarsi di respirare sempre con il naso perché al contrario della bocca trattiene parte degli agenti presenti nell’aria. Chi utilizza il motorino dovrebbe utilizzare mascherina e occhiali avvolgenti. In auto tenere i finestrini chiusi e attivare il filtro antipolline se presente.

4. Consultare i calendari pollinici

Il periodo più ricco di pollini, e quindi quello in cui si verificano la maggior parte delle reazioni allergiche, si colloca tra la primavera e l’estate. Da marzo a giugno le piante (in particolare graminacee, betullacee, oleacee, ambrosia e parietaria) liberano nell’aria la quantità maggiore di pollini. Poiché è importante cercare di limitare il contatto con l’allergene per non innescare i sintomi di rinite allergica e asma, una buona prassi consiste nel consultare il calendario dei pollini così da conoscere quali, quando e dove si ha il rilascio dell’allergene responsabile della reazione allergica.

5. Migliorare la qualità di vita

L’immunoterapia specifica, il cosiddetto “vaccino” per le allergie, rappresenta l’unica vera terapia risolutiva, poiché in grado di intervenire sui meccanismi immunologici alla base dell’allergia. È un trattamento che consiste nella somministrazione, per via sottocutanea o per via sublinguale, di un estratto degli allergeni interessati a dosi progressivamente crescenti, il che induce una modificazione della risposta immunitaria dell’organismo nel periodo di esposizione all’allergene.

Quali sono i test per diagnosticare l'asma

Quali sono i test per diagnosticare l’asma

L’asma è una malattia in crescita, perché lo stile di vita occidentale rappresenta oggi un fattore di rischio a cui è impossibile sottrarsi. Ne soffrono più di due milioni e mezzo di italiani, ma il trend è in costante crescita: secondo la Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI) ci sono stati 50 mila i nuovi casi di asma infantile solo nel 2023, e se ne prevedono ancora di più in questo 2024. Inquinamento e cambiamenti climatici giocano un ruolo importante nell’aumento delle patologie allergiche e dell’asma bronchiale. Una diagnosi tempestiva è fondamentale. Di asma si parla ancora troppo poco, ed è quindi urgente diffondere la cultura della prevenzione e della corretta gestione della patologia.

Che cos’è l’asma?

L’asma è una malattia infiammatoria che colpisce l’apparato respiratorio, in particolare i bronchi, e che si manifesta con fasi acute di broncospasmo, cioè di restringimento reversibile delle vie aeree, associato a un eccesso di produzione di muco, talvolta vischioso, che contribuisce alla ostruzione delle vie bronchiali. La sensibilizzazione verso allergeni ambientali è una condizione fortemente predisponente alle manifestazioni asmatiche. In particolare, quando si parla di evoluzione delle allergie bisogna tenere in considerazione la marcia allergica, ossia una modalità di progressione delle allergie che coinvolge il soggetto dall’infanzia all’età adulta. Tipicamente le allergie insorgono nell’infanzia per poi modificarsi nel periodo adolescenziale con la comparsa di rinite e asma.

Quali sono le cause scatenanti?

L’asma è una malattia dall’origine complessa. In termini più semplici, le cause dell’asma sono molte e possono avere una natura “intrinseca”, per una predisposizione genetica, e un’origine “estrinseca”, per il contatto con sostanze presenti nell’ambiente che possono agire da fattori scatenanti. Tuttavia, è importante considerare che queste due modalità causali interagiscono tra loro, così un fattore scatenante può essere tale solo in presenza di un organismo predisposto a sviluppare crisi asmatiche. Tale predisposizione è, in tutti i casi, sia nell’asma allergico sia nell’asma non allergico, la presenza di un’infiammazione cronica delle vie respiratorie, a sua volta responsabile dell’iperreattività del muscolo liscio (che regola la pervietà delle vie aeree) e della produzione di muco, che può ostruire il passaggio dell’aria causando i tipici sintomi dell’asma. Il fatto che nei Paesi occidentali l’asma sia una patologia in aumento ha fatto avanzare alcune ipotesi circa la sua origine ambientale: la presenza di fattori verosimilmente correlati a un cambiamento dello stile di vita, potrebbe avere un ruolo importante nell’aumento di prevalenza dell’asma registrato nei Paesi economicamente sviluppati. Pertanto, ai fattori di rischio genetici si sommano quelli ambientali, come l’inquinamento atmosferico, il fumo di sigaretta, abitudini alimentari e l’obesità, alcuni tipi di professione e infezioni delle vie aeree, affaticamento e stress.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più comuni dell’asma sono: respiro sibilante, dispnea, costrizione toracica e tosse. Questi variano nel tempo, nell’insorgenza, nella frequenza e nell’intensità. Spesso questi sintomi sono associati a un’ostruzione al flusso aereo variabile, ossia alla difficoltà di respirare, a causa di una broncocostrizione (restringimento delle vie aeree), ispessimento della parete delle vie aeree e aumento del muco.

Come si arriva alla diagnosi?

La sola comparsa dei sintomi respiratori non è sufficiente a fare una diagnosi sicura d’asma, né a stabilirne la causa biologica. È, invece, necessario escludere altre patologie (come bronchite, enfisema o scompenso cardiaco) e chiarire, ove possibile, il fattore scatenante che innesca la reazione infiammatoria e l’attacco asmatico. L’asma è definito di tipo allergico quando l’esposizione a uno o più fattori ambientali (allergeni) è la causa dell’iperreattività e dell’infiammazione bronchiale alla base dei sintomi. In tal caso è necessario eseguire i test allergologici tramite prick test o RAST.

Quali sono i test diagnosti più utilizzati?

Per diagnosticare con sicurezza l’asma è opportuno seguire un percorso che in genere prevede le prove di funzionalità respiratoria: spirometria, test di reversibilità, test di provocazione bronchiale aspecifico per valutare il grado di ostruzione bronchiale. Dopo aver confermato la presenza di asma, andranno valutati i possibili agenti scatenati attraverso l’esecuzione dei test allergologici cutanei (Prick test) e anche, ove opportuno, i test sierologici finalizzati alla ricerca di IgE specifiche per uno o più allergeni, allo scopo di individuare l’allergene o gli allergeni responsabili dei sintomi dell’asma.

Che cos’è la spirometria?

È l’esame principale per la diagnosi di asma bronchiale. Qualora la spirometria rilevasse un’ostruzione bronchiale, sarà necessario verificare se un broncodilatatore possa eliminare o ridurre la suddetta ostruzione (test di broncodilatazione). La spirometria consiste nell’esecuzione di un’inspirazione massimale che raggiunga la capacità polmonare totale, seguita da un’espirazione rapida e forzata, che va proseguita fino allo svuotamento dei polmoni. Il paziente sarà invitato ad eseguire le suddette manovre respiratorie, dettagliatamente spiegate dall’operatore, attraverso un boccaglio monouso, dopo aver tappato il naso con uno stringinaso (per evitare fuoriuscita di aria dalle narici durante la prova). Il boccaglio è collegato ad un misuratore del flusso e del volume di aria mobilizzata dal paziente; tale misuratore trasforma il segnale in valori numerici ed immagini grafiche. Nel caso la prova respiratoria documentasse la presenza di ostruzione bronchiale, verrà quindi effettuato il test di reversibilità, o di broncodilatazione: tale esame consiste nell’inalare un farmaco broncodilatatore a breve durata d’azione prima di ripetere le manovre respiratorie già esposte. Si potrà quindi fare diagnosi di asma bronchiale qualora l’ostruzione venisse annullata o ridotta dalla somministrazione del farmaco.